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....Stessa scena, con accenti forse ancora piu' drammatici, a Banda Aceh, la citta' indonesiana che il 26 dicembre fu investita con violenza dal mare, tanto che le onde risalirono le strade del centro portando dapprima la distruzione e poi, ritirandosi, trascinando verso il largo decine di persone che non sono state mai piu' trovate. La paura si e' impadronita di interi villaggi e cittadine - come e' accaduto nel sud dell' India - anche dove nessuno ha avvertito il terremoto ne' esistevano oggettivi rischi di essere investiti dal maremoto.
L' allarme questa volta, rispetto a tre mesi fa, e' arrivato tempestivamente, anche da parte di quelle strutture che, nate con questa missione, il 26 dicembre scorso non furono in grado di tradurre con esattezza la pericolosita' del sisma e la potenza devastante che poteva accompagnare un maremoto, che poi, puntualmente, si abbatte' sulla costa.
Insieme a quello degli esperti giapponesi, il primo allarme - con un invito ai rispettivi governi a fare evacuare le zone piu' a rischio - e' venuto dal Centro per il controllo degli tsunami alle Hawaii, che fa parte della rete dell' Agenzia federale oceanografica degli Usa (Noaa) e che ha parlato della possibilita' di uno ''tsusnami distruttivo''.
Il Noaa e' lo stesso organismo che, dopo il terremoto del 26 dicembre, fu oggetto di violente polemiche per il ritardo con cui avverti' della possibilita' che il sisma poteva - per come poi avvenne - generare un maremoto.
''Il sistema di avvertimento della popolazione sembra aver funzionato assai meglio'', e' stato il commento del coordinatore degli aiuti umanitari dell'Onu, Jan Egeland.
Una scossa violentissima (e comunque trenta volte inferiore come intensita' di quella piu' forte del 26 dicembre) che, seppure non ha causato il temuto tsunami, ha provocato gravi danni soprattutto nella cittadina costiera di Gunungsitoli, nell' isola indonesiana di Nias, dove il vicesindaco, Agus Mendrofa, ha parlato di decine di morti e di molte persone intrappolate sotto le macerie. ''Gunungsitoli e' come una citta' morta. La situazione e' di estremo panico'', ha detto ancora Mendrofa. Nell' intera isola, poi, il 75% delle costruzioni e' stata danneggiata.
L'Europa in lutto si ferma per tre minuti.
Mi chiedo, basteranno?
USA: La guerra si mangia tutto per gli aiuti rimangono le briciole ( Gli Usa hanno stanziato per i soccorsi alle vittime dello tsunami quanto spendono in un giorno e mezzo in Iraq
Il mondo ricco è troppo impegnato nelle avventure belliche. Così la solidarietà arriva soprattutto dai semplici cittadini. Persino un homeless è «più generoso» di Bush )
http://xoomer.virgilio.it/astrodanzante/debito.htm
Da un'idea di Astro ( astrodanzante.splinder.com ) E' mia idea quella di sollecitare il Governo e in particolare il Ministro degli Esteri per l'abolizione del debito estero nei confronti dei paesi colpiti. Pensavo di effetturarlo tramite l'invio di fax, email e simili a chi di competenza. Alla cortese attenzione del Ministro degli Esteri On. Gianfranco Fini. In nome dei valori di Carita' e Solidarieta' che da sempre albergano nell'animo del Popolo italiano, Sarebbe inoltre opportuno che il Governo Italiano si impegnasse nel sostenere l'abolizione del debito che grava sui paesi colpiti dalla catastrofe anche in sede internazionale. Con assoluta fiducia, --- Il testo VA completato di Nome Cognome e possibilmente indirizzo. Cosa buona e saggia sarebbbe correlarlo con firma autografa. Gli indirizzi che mi sono procurato finora sono: Fax: +39 06.3236210 e poi: Diffondere e COLLABORARE
voglio chiedere a Lei, On. Gianfranco Fini, e al Governo di cui fa parte,
che a tutte quelle Nazioni colpite dall'immenso e tragico maremoto
venga rimesso completamente e immediatamente ogni debito che il nostro Paese vanta nei loro confronti.
Questa immane catastrofe ha suscitato la mobilitazione della società civile e delle associazioni di volontariato, che dimostrano uno straordinario spirito di solidarietà nei confronti delle popolazioni colpite dal maremoto. Questi sentimenti, però, devono essere condivisi e supportati da un’iniziativa forte e coerente dei Governi. L'abolizione del debito sarebbe un gesto concreto e duraturo di aiuto nei confronti
di milioni di persone colpite dall'immane catastrofe.
Tale gesto inoltre sarebbe coerente con lo spirito della legge 209 del 2000 ed in particolare
con l'articolo 5 di tale legge.
ringrazio cordialmente.
E-Mail: relazioni.pubblico@esteri.it
E-Mail: FINI_G@camera.it
Ministero degli Affari Esteri
Piazzale della Farnesina, 1
00194 Roma
«Sconto» sul debito per i paesi asiatici devastati
Schroeder propone una moratoria mentre l'Italia penserebbe alla cancellazione solo dei crediti di aiuto.
Il debito estero che pesa sui paesi colpiti dallo tsunami: è un «fantasma» che aleggia insistentemente nelle ultime ore nelle stanze dei ministeri degli esteri dei principali paesi debitori. Tutti sanno che la questione, volenti o nolenti, andrà messa all'ordine del giorno, se non altro perché a breve, il 20 gennaio, è fissato il prossimo incontro del club di Parigi - il gruppo di 19 paesi che dal `56 coordina attività di cancellazione o riprogrammazione dei debiti esteri. Il primo a parlarne apertamente, bruciando tutti sul tempo, è stato ieri il Cancelliere tedesco Gerard Schroeder, annunciando che in quell'occasione proporrà una «moratoria» sul debito di Indonesia e Somalia. Le parole di Schroeder sono state immediatamente rilanciate al presidente degli Stati uniti, George Bush, durante un briefing nel ranch di Carwford in Texas. Bush non si è sbilanciato: «Valuteremo tutte le richieste, siamo ancora a livello degli interventi di emergenza», ha detto rispondendo alle domande dei giornalisti. I paesi colpiti dal maremoto hanno debiti esteri ingenti. Il primo della lista è l'Indonesia che nel 2002 contava poco meno di 130 miliardi di dollari, poi c'è l'India con 82 miliardi, quindi la Tahilandia con 58, la Malesia con 48, il Bangladesh con 11 e lo Srilanka con più di 7 miliardi. A seguire Myanmar, Kenya, Somalia, Tanzania, e infine le Maldive, che contano circa 202 milioni di dollari da restituire, con i relativi interessi, ai paesi occidentali. Di questi, solo Myanamar e Somalia fanno parte dei 40 paesi Hipc, l'iniziativa lanciata nel `96 dal club di Parigi per riprogrammare il debito dei paesi più poveri. http://www.giannimaroccolo.com/forum/
La proposta di Schroeder ha sollevato la questione, ma suona decisamente al ribasso: moratoria non significa cancellazione, ma solo «congelamento» del pagamento degli interessi sul debito che i paesi devono corrispondere.
Di altro spessore potrebbe essere invece la proposta italiana, che starebbe maturando alla Farnesina e che dovrebbe essere posta all'attenzione del ministro degli esteri Gianfranco Fini solo nelle prossime ore: la cancellazione dei cosiddetti «crediti di aiuto» - cioè i finanziamenti concessi da governo a governo attraverso agevolazioni, per progetti di sviluppo o l'importazione di beni di consumo essenziali. L'Italia può «vantare» questo tipo di crediti soltanto nei confronti di tre paesi colpiti dallo tsunami: l'Indonesia per 188 milioni di dollari, lo Sri Lanka per 9,39 milioni e l'India per 1,27 milioni. L'operazione potrebbe essere affrontata in base all'articolo 5 della legge 209 del 2000 sulla riduzione del debito estero per i paesi maggiormente indebitati, che prevede la cancellazione dei crediti di aiuto in caso di gravi crisi umanitarie o di catastrofi naturali. In ogni caso, la Farnesina sarebbe favorevole a un pressing da parte dell'Italia affinché il club di Parigi consideri la possibilità di esaminare la situazione del debito estero dei paesi colpiti dal maremoto nella sua globalità - prendere in esame, insomma, anche i debiti contratti con i privati (di cui in Italia si occupa la Sace) che sono i più ingenti. Per capire in quale direzione si muoverà l'Italia, però, bisognerà aspettare la «linea» del ministro.
Chiaro che anche la cancellazione dei crediti di aiuto è una posizione piuttosto morbida - soprattutto se si accampa la scusa che per intervenire sul debito privato è necessario coordinarsi con gli altri paesi del club e con gli organismi internazionali come il Fondo monetario internazionale ela Banca mondiale. Da quando gli Stati uniti hanno deciso in modo unilaterale di azzerare il debito estero dell'Iraq «liberato», infatti, è opinione di numerosi osservatori che le regole del club di Parigi siano saltate, e che ormai ogni paese vada per i fatti suoi, in base a personalissime geometrie politiche.
Intanto anche il Fondo monetario si sarebbe messo una mano sulla coscienza: un anonimo funzionario ha dichiarato ieri che l'Fmi starebbe riesaminando il calendario dei rimborsi per i crediti accordati ai paesi colpiti, in particolare per l'Indonesia, che a febbraio dovrebbe restituire 77 milioni di dollari.
Unitevi a noi in un comunicato all'On. G. Fini per la cancellaione del debito
Unitevi a noi in un comunicato all'On. G. Fini per la cancellaione del debito
http://www.giannimaroccolo.com/forum/
